Nel giro di soli due giorni Electrolux conclude l’accordo più importante della sua storia, quello con il gigante cinese Midea, affronta la pesantissima crisi del mercato nordamericano, con il crollo delle vendite e del titolo, riduce la presenza in Europa e decide un aumento di capitale interamente garantito per circa 9 miliardi di corone svedesi.
Accelerazione dell’operazione-Si, perché pur avendo un arco di manovra entro l’intero 2026, la crisi mondiale provocata da trump ha fatto crollare il mercato USA di oltre il 10 percento ed ha così tagliato i tempi per un urgente intervento. Come l’andamento del primo trimestre w026 ha drammaticamente evidenziato. La partnership con Midea, che parte con tre joint venture in America, finanziate con l’aumento del capitale da Electrolux e anche da Midea, è la conferma di quanto avevamo anticipato sin dal 2023 e successivamente ripreso di recente. Partendo da un primo comune impegno in America diventerà qualcosa di più, cioè una integrazione dove peserà la gigantesca potenza finanziaria, industriale e di mercato di Midea.
Dalle JV in Usa alla “piattaforma comune”-Secondo le parole del presidente e Ad Yannick Fierling infatti, “l’accordo accelererà la crescita, migliorerà la redditività e costituirà una solida piattaforma per il futuro”. Eufemismo per non dire fusione/acquisizione. Si passerà cioè da un primo passo che consentirà alla cinese Midea quell’entrata sul mercato americano che le era stato negato quando aveva tentato anni orsono di acquisire General Electric, in competizione con Electrolux e Haier.
Brand prestigiosi per Midea-E che le consentirà di entrare con brand prestigiosi di cui è oggi del tutto priva, nei mercati mondiali e in primis in quello europeo. Potendo contare anche sulle piattaforme industriali “asciugate” e efficienti della Electrolux, visto che per anni e anni, lo sconvolgimento mondiale della logistica provocato da trump e netanyahu, renderà molto costoso, non più programmabile e rischiosissimo il trasporto marittimo dall’Asia.
Come si è arrivati all’accordo-L’ultima tappa dei cambiamenti strutturali di Electrolux è stata la recentissima chiusura dello stabilimento ungherese dei frigoriferi così in Europa, di fabbriche efficienti, avanzate, rimane solo quella di Susegana. Midea, per realizzare la alleanza aveva chiesto riduzione del personale, dei costi, delle piattaforme produttive doppioni.. Prima della chiusura della fabbrica ungherese, c’era il fermo del sito in Cile, di due siti in USA, la vendita dello storico brand Kelvinator in India, la riduzione del personale, i cambiamenti di numerose cariche manageriali e di strategia. Ma contemporaneamente il gruppo svedese aveva effettuato investimenti importanti in Asia e in Australia. E poi un ricorso sempre più ampio, ad apparecchi entry level di basso prezzo e bassa qualità cinesi. In definitiva il classico percorso di “preparazione” ad accordi, sia vendite che joint venture, in tutti i settori manufatturieri.
Totale assenza del governo italiano-Questa, come il record di (s)vendite di aziende italiane di questi ultimi due anni, è l’ennesima dimostrazione di una totale assenza di una seria politica industriale in un settore vitale per il Paese, per l’occupazione e l’innovazione. In questi quattro anni di governo Meloni ha causato un pesante arretramento della manifattura italiana in perdita costante da decine e decine di mesi.