La mitica, misteriosissima e ultima Bugatti, chiamata La Voiture Noire, il simbolo dei sogni di ogni miliardario, una hyper car unica nel senso che è davvero un unico esemplare, è stata messa in vendita da pochi giorni dal suo attuale proprietario, Anton Piëch, che l’aveva ricevuta in eredità dal padre, Ferdinand, il leggendario dirigente automobilistico della Porsche, Questi, a sua volta, l’aveva comprata nel 2019 pagandola 16,7 milioni di euro ma non la guidò mai. Due anni dopo la sua morte, nel 2021, la Bugatti consegnò La Voiture Noire a suo figlio Anton.
Tecnologia e artigianalità-La Voiture Noire è un restyling, una celebrazione del 110° anniversario della Bugatti, realizzata a Molsheim, in Francia nella moderna fabbrica Bugatti, basata sulla piattaforma Chiron. Ha un’estetica spettacolosa insieme ad una tecnologia eccezionalmente avanti. Ogni singolo componente è realizzato a mano, è dotata di 1500 CV, sei terminali di scarico, una carrozzeria in fibra di carbonio di un nero intenso.
L’origine è italiana-Il nome è italianissimo e in effetti venne fondata in Italia, a Milano, nel 1909, da Ettore Bugatti, che, dopo aver lavorato nella bottega di famiglia, e grazie alla sua passione per la meccanica, venne assunto dall’ingegner Prinetti e dall’industriale Stucchi per lavorare nella fabbrica di tricicli a motore di quest’ultimo.
Dalle corse al mito-Nel 1899 cominciò una carriera vittoriosa come pilota di auto da corsa, tutti su modelli De Dion. Ritiratosi a causa di un incidente progettò un vettura a quattro ruote che venne realizzata grazie ai finanziamenti dei conti Gian Oberto e Olao Gulinelli di Ferrara. Presso il loro palazzo, in pieno centro, Ettore Bugatti, ancora diciannovenne, realizza una nuova vettura, denominata ufficiosamente Tipo 2 (o anche Bugatti-Gulinelli Tipo 2), che vinse il Gran Premio di Milano del 1901. Il successo internazionale della nuova auto gli fruttò un contratto con la fabbrica alsaziana, allora tedesca, poi francese, della De Dietrich. Cominciò una lunga serie di successi sia commerciali che sportivi per le innovazioni, l’eleganza e l’aura di mito della tecnologia che la circondò sempre.
Migliaia di gare vinte-Alla fine degli anni Venti la fabbrica Bugatti aveva 1200 dipendenti, e vinceva tutte le gare internazionali; dal 1924 al 1927 conquistò il successo in ben1.851 gare. Allo scoppio della prima guerra mondiale, nel 1914, la famiglia Bugatti torna a Milano.e, per salvare i segreti e i prototipi di motori ricchi di innovazione, Ettore, tornando in Francia, riesce con i suoi collaboratori a seppellire i motori mitici, quelli con testata a 16 valvole. La fabbrica viene ripetutamente bombardata e oltre alla disavventure del suo gioiello, Ettore deve affrontare il grande dolore del suicidio dell’amato fratello.
Torna in Francia e vince sempre-Tornato a produrre in Francia le sue splendide vetture, trionfa in tutte le gare dell’epoca grazie a una serie di modelli dei quali è rimasta celebre la Tipo 35, una delle vetture da Gran Premio più iconiche di sempre. Il crollo di Wall Street, la conseguente la crisi economico-sociale degli anni Trenta e la guerra costrinsero Ettore a lasciare la direzione della fabbrica al figlio Jean, che morì in un incidente pochi anni dopo.
La Bugatti diventa tedesca-Jean era diventato il geniale designer di queste eleganti vetture. La sua morte e la crisi costrinsero Bugatti a trovare una soluzione per salvare l’azienda e così impiegò i motori delle sue auto negli autotreni ferroviari che raggiunsero una velocità, per l’epoca, da record, oltre i 175 km/h. L’inizio della seconda guerra mondiale causò la chiusura della fabbrica e la Bugatti, nonostante i tentativi di ripresa nel 1941, venne venduta ai tedeschi per soli 150 milioni. Nel frattempo, Ettore Bugatti morì di embolia nel 1947. Finisce con questo imprenditore visionario, aperto al mondo e alle invenzioni, e sempre pronto a rialzarsi dopo le tragedie famigliari e le disavventure, un’epoca.
Come l’araba fenice-Nel 1987 l’italiano Romani Artioli, dopo aver comprato i diritti della Bugatti e anche della Lotus, apre una nuova fabbrica automobilistica a Campogalliano, vicino a Modena dalla quale uscì la EB110, che Michael Schumacher, invitato da una rivista francese a svolgere un test comparativo, definì la miglior yper car del mondo, tanto che ne acquistò subito una . “Quest’auto è avanti di 30 anni rispetto alle altre”. La splendida vettura venne presentata a Parigi, nel 1991 con Alain Delon quale padrino. Purtroppo l’avventura di Artioli, anche lui visionario e audace, finì con la chiusura della fabbrica nel 1995 per motivi ancora oggi misteriosi. Improvvisamente gli ordini si fermarono, qualcuno attuò un micidiale boicottaggio….Fu così che il brand venne ceduto alla Volkswagen, nel 1998, che lo rilanciò con alcune superauto, tra cui la Veyron; tutte costosissime. Nel 2021 l’azienda diventa Bugatti Rimac, una joint venture tra la croata Rimac Automobili e Porsche, marchio del gruppo Volkswagen.
Continua la sfortuna-L’erede di Ferdinand Piëch voleva entrare, fondando una sua start up, nella storia dell’automobilismo con una auto sportiva elettrica. Ma la sua start-up sta incontrando grandi difficoltà così Anton Piëch si deve separare dalla leggendaria Bugatti, La Voiture Noire. La start up travolge la Bugatti, e la sfortuna sembra proprio perseguitare la storia di quella che è considerata un mito, per aver progettato e realizzato le auto più belle e più avanzate della storia dell’automotive iper lusso. La start-up di Piëch Automotive non ha ancora costruito un’auto di serie dopo dieci anni di sviluppo. Gli investitori attendono risposte. La produzione dell’auto sportiva elettrica di Piëch, prevista per il 2020, poi per il 2022 e ora è stata rimandata al 2028.