Come sempre Francesco Casoli, presidente di ELICA SPA, interviene con profondità di analisi sugli argomenti che toccano da vicino il settore degli elettrodomestici. Ecco, di seguito, la sua opinione sul nuovo regolamento europeo dell’Ecodesign.
Da domani, 18 luglio, diventa pienamente applicabile il regolamento europeo sull’ecodesign. Insieme al dazio sul carbonio già in vigore da gennaio, l’Europa si dota di un arsenale di regole nuovo di zecca: durabilità, riparabilità, contenuto riciclato, un “passaporto digitale” che dovrà accompagnare ogni prodotto certificandone l’impronta ambientale.
Reazione istintiva dell’imprenditore europeo: un altro peso nello zaino. E in parte è vero. Sono costi, adempimenti, uffici, consulenti, software. Roba che i nostri concorrenti dall’altra parte del mondo, a casa loro, non si sognano nemmeno.
Ma qui la storia si fa interessante, e vale la pena non liquidarla con la solita lamentela.
Perché queste regole, sulla carta, non valgono solo per chi produce in Europa. Valgono per chiunque voglia vendere in Europa. Il passaporto digitale lo deve avere anche il prodotto che arriva da diecimila chilometri di distanza. Il costo del carbonio, in teoria, lo paga anche chi ce lo importa.
Tradotto: per la prima volta da anni, abbiamo in mano uno strumento che può trasformare il nostro zaino in un muro. Non un muro protezionistico che chiude il mercato — quello non lo voglio e non funziona. Un muro di standard: se vuoi entrare, giochi con le nostre regole. Le stesse che pesano su di noi.
C’è un però grande come una casa.
Una regola vale esattamente quanto la sua applicazione. E qui l’Europa ha un curriculum imbarazzante. Scriviamo i regolamenti più sofisticati del pianeta e poi non li facciamo rispettare. Il passaporto digitale è un capolavoro di ingegneria normativa? Benissimo. Chi controlla che il container appena sbarcato ce l’abbia davvero, e che i dati dentro siano veri e non inventati a tavolino dal fornitore?
Perché se il controllo lo facciamo solo a noi — che siamo qui, tracciabili, ispezionabili in ogni momento — e lasciamo passare l’import con un’autocertificazione che nessuno verifica, allora abbiamo costruito l’ennesimo capolavoro autolesionista: una regola che pesa solo su chi rispetta le regole.
Lo zaino diventa muro solo a una condizione: che qualcuno, alla frontiera, controlli sul serio. Altrimenti resta quello che è sempre stato — un cappio, e ce lo stringiamo da soli.
La norma buona esiste. Adesso serve la parte noiosa, quella che a Bruxelles piace sempre meno delle conferenze stampa: farla rispettare. A tutti. Sempre.
Non chiedo di abbassare i nostri standard. Chiedo di pretenderli da chiunque voglia vendere sul mercato più ricco del mondo. È il minimo sindacale, non protezionismo.