Riccardo Gatti, eclettico ricercatore, plurilaureato, a soli 31 anni, ha al suo attivo una serie di innovazioni, che attraverso e con le tecnologie “verdi”, rispondono alle esigenze fondamentali dell’uomo, il benessere, la casa, l’armonia con l’habitat e con se stessi. Una tappa molto importante è quella di aver sviluppato modalità, materiali progettazioni e tecniche costruttive per abitazioni modulari, solide, accessibili, grazie all’impiego dell’acciaio marino Corten. Qui, di seguito, il comunicato stampa che ne descrive le caratteristiche.
Ecco Villa Vivia, il primo edificio interamente realizzato con container in acciaio marino Corten, commissionato da Riccardo Gatti e sviluppato in collaborazione con lo studio di architettura Unostudio di Federico Fedel e Paolo Angusti.
Modulare, sostenibile-Il progetto costituisce il primo intervento di vivia.design, iniziativa che si propone di ripensare il settore delle costruzioni attraverso sistemi modulari, sostenibili e industrializzati. L’obiettivo è offrire un’alternativa al progressivo aumento dei costi edilizi e all’insostenibilità, economica e ambientale, che caratterizza una parte crescente dell’edilizia tradizionale, dai materiali alle tecniche costruttive, fino ai processi progettuali e normativi.
L’architettura container è una delle espressioni più recenti dell’architettura contemporanea e negli ultimi anni ha conquistato una crescente attenzione mediatica. Basata sul riutilizzo dei container ISO per il trasporto marittimo, unisce sostenibilità, modularità e rapidità costruttiva.
Costi accessibili-Il principio è semplice: un edificio nasce dall’aggregazione di moduli standardizzati, secondo una logica paragonabile a quella con cui un edificio in muratura prende forma dall’assemblaggio dei suoi elementi costitutivi. Il costo contenuto contribuisce alla diffusione del sistema: un container usato può essere acquistato per circa 1.500 euro, mentre uno nuovo costa mediamente tra i 3.500 e i 4.000 euro.
Ridurre, riutilizzare e riciclare -L’impiego dei container interpreta efficacemente i principi delle tre R – ridurre, riutilizzare e riciclare – trasformando un elemento progettato per la logistica in una risorsa per l’architettura. La struttura in acciaio garantisce elevata resistenza meccanica, impermeabilità e durabilità, ma richiede adeguati interventi di isolamento termico e acustico per l’uso abitativo.
Dal trasporto alla terraferma-Nei Paesi in via di sviluppo il riuso dei container è spesso una risposta spontanea alla necessità di realizzare spazi abitativi e commerciali. Nei contesti più avanzati, invece, la crescente diffusione di questa tecnologia sta favorendo la standardizzazione di processi, componenti e soluzioni progettuali, riducendo il carattere sperimentale che ne ha segnato gli esordi.
Dal punto di vista costruttivo, il sistema si presta soprattutto a sviluppi orizzontali e a edifici di limitata altezza, mentre le configurazioni multipiano richiedono specifici accorgimenti strutturali. La ricerca sui materiali potrebbe in futuro sostituire l’acciaio con alternative più leggere e sostenibili, ma difficilmente metterà in discussione il principio modulare che costituisce il principale punto di forza del container.
Nonostante i progressi raggiunti, l’architettura container continua a essere associata a edifici temporanei, emergenziali o caratterizzati da finiture essenziali. Un’immagine sempre meno rappresentativa della realtà progettuale contemporanea, che comprende residenze, scuole, alberghi e complessi di grandi dimensioni. Già nel 2008 Jure Kotnik, in Container Architecture, documentava esempi costituiti da circa mille moduli, dimostrando la capacità del container di operare efficacemente anche su larga scala.