FRANCESCO CASOLI, PATRON DI ELICA, PROPONE DAZI EUROPEI PER RISTABILIRE UNA CORRETTA CONCORRENZA CONTRO I NUMEROSI DUMPING DEI CINESI

13/05/26 - 3 minuti di lettura

In una intervista al Corriere Adriatico Francesco Casoli,  Presidente del n.1 mondiale delle cappe, La ELICA, commenta con amarezza la pesante ristrutturazione che sta coinvolgendo l’industria italiana del Bianco, subito dopo l’annuncio dei 1.700 esuberi delle fabbriche italiane di Electrolux.  Ma propone anche di applicare dazi alle importazioni di prodotti fabbricati in condizioni di dumping, che da anni e anni stanno danneggiando pesantemente le industrie europee, costrette a seguire vincoli di ordine ambientale, sociale, economico, tecnologico.

“IO, L’ULTIMO DEI MOHICANI”-E’ vero, ELICA, grazie anche alla resistenza della famiglia, del management, dei dipendenti, è una delle ultime aziende veramente italiane e ancora presenti con fabbriche e centri di ricerca in Italia. Ma è rimasto ben poco.  E anche in Europa è rimasto ben poco. E’ inutile nascondersi dietro ipocrite perifrasi: a dare un colpo quasi mortale è stato ed è il surplus delle esportazioni cinesi, causato esclusivamente dagli stupidi autolesionistici dazi trumpiani (La Lega dice che hanno fatto bene al made in Italy), surplus che si sta riversando sull’Europa. Prima era sostenibile nel tempo, nel senso che la Ue stava lentamente cambiando stupidi regolamenti creati a favore dei competitori extra europei. Ora, grazie a Trump/Meloni e amici europei, l’invasione è diventata insostenibile perchè tutto maledettamente rapido. Ed è una faccenda matematicamente dimostrabile.

Sempre più guasti per il made in China-Ma solo chi conosce bene il settore sa che non si tratta del  consueto “entry level” al quale tutti ricorrono (compresi i brand di fascia alta!). Si tratta di prodotti con alti e anche altissimi livelli di difettosità, che si guastano rapidamente, che non hanno soprattutto nessuna assistenza tecnica reale.  Una delle pesanti cadute delle vendite di elettrodomestici e elettronica di consumo in USA è stato infatti provocato -e lo dimostrano ricerche accuratissime di mercato-dalla altissima frequenza di guasti del made in China che costituisce dal 55 al 90 per cento del totale venduto in America. E allora,essendo anche aumentati i prezzi, i guasti, l’inflazione, i disguidi delle catene logistiche di consegna, dell’assistenza tecnica, il consumatore americano ha fatto crollare le vendite. Non disponiamo di dati europei sui guasti ma le catene europee stanno subendo l’onda di ritiri, riparazioni, lamentele, conflitti.

Due enormi pericoli per l’Europa-Uno è che, senza che blogghettini di hi tech e amenità varie e senza che i quotidianoni se ne siano accorti, l’Europa è diventata e diventerà sempre più “preda” del made in China di basso livello(non quello delle aziende  cinesi in Europa…) perchè la distribuzione è nelle mani dei cinesi, in particolare del colosso aggressivo JD.com, ma anche di Shein, Temu… che possiedono orami gran parte della distribuzione europea, quella inglese quasi tutta, molto in Nord Europa, la maggior parte di quella tedesca (Mediaworld e altre catene), di quella francese (partecipazione in Fnac Darty, e di quella italiana (Unieuro di Fnac Darty). Non si tratta di vendite solo online. JD.Com, oltre a controllare Mediaworld, sta comprando a man bassa catene, grandi e piccole, in tutta Europa, Est e Ovest, di veri negozi.

2° pericolo, outsourcing tecnologico e amministrativo-Dopo la delocalizzazione della produzione cioè della manifattura “fisica” di moltte aziende, di molte linee di produzione, arriva un tornado e cioè la chiusura delle divisioni amministrative e di R&D di molte società, trasferite nel SUD EST asiatico…). Desertificazione totale dell’industria e dell’innovazione europee. Gli ultimi esempi? Electrolux per esempio, sta chiudendo le divisioni amministrative di alcuni stabilimenti per trasferirli in India….ma da almeno due anni le aziende europee stanno seguendo questa strada anche se alcune sono state costrette a causa di inadeguati livelli di funzionamento a rientrare in Europa.

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