I record delle macchine espresso professionali italiane

08/11/25 - 5 minuti di lettura

Il gruppo di selezionate aziende italiane dell’Ucimac, Unione Costruttori Macchine e Attrezzature per Caffè, professionali e semi professionali di Anima, ha presentato alla edizione 2025 di HOST,   svoltasi di recente in Fiera a Milano Rho, una serie di innovazioni stilistiche e tecnologiche, a conferma di un primato ormai consolidato, che ha registrato un nuovo traguardo nelle esportazioni, superando il 75 per cento.  Il successo delle belle, inconfondibili, macchine che escono dalle fabbriche italiane è anche il successo dell’intero comparto dell’espresso italiano, con i tostatori, i baristi e gli esperti del nostro Paese. E, grazie ai parametri messi a punto dall’Istituto Nazionale Espresso Italiano (IEI),  un caffè potrà degnamente chiamarsi espresso italiano, solo se risponde a requisiti precisi.. Questa attività meritoria dello IEI rappresenta anche il riconoscimento per le aziende italiane che da anni sono il riferimento per  i bar e i locali pubblici più qualificati.  Sono aziende medie-piccole e medie, italiane, con fabbriche in Italia, delle quali la metà vanta intorno ai cent’anni di vita. E quelle che non hanno cento anni, si stanno comunque avvicinando al traguardo.

L’espresso è solo italiano-Quali sono le ragioni di questi primati?  L’espresso è nato nel 1884 a Torino, grazie al genio di un proprietario di bar. E man mano non pochi produttori italiani si sono specializzati nella fabbricazione di scintillanti e maestose macchine che erogano il caffè in pochi secondi. Tra le aziende, eredi quella lunga tradizione, ben sette sono centenarie simbolo da sempre della superiore qualità del nostro espresso, di come viene scelto, mixato, tostato, preparato e trasformato in una bevanda speciale. La Pavoni nasce nel 1905, La Cimbali nel 1912, la Carimali nel 1919, La San Marco nel 1920, la Rancilio nel 1926, la Simonelli nel 1936, la Gaggia nel 1938. Ma dopo il torinese Moriondo che non brevettò la sua rivoluzionaria macchina espresso, è la Bezzera che vanta  la data più antica, il 1901….Di questo e di altri argomenti abbiamo parlato con il Presidente di Ucimac, Roberto Nocera, Ceo  anche de La San Marco.

“L’apprezzamento internazionale per le macchine da caffè italiane nasce dall’inventiva e dalle competenze ingegneristiche delle aziende associate a Ucimac, autentica espressione del genio italiano. La nostra qualità è garantita da rigorose certificazioni di conformità, dal costo elevato, ma indispensabili per poter immettere i prodotti sul mercato. Spesso si parla, erroneamente, di semplice autocertificazione: in realtà, le aziende per esportare in Europa e fuori di essa devono predisporre un fascicolo tecnico che attesti la conformità alle normative di riferimento nel paese di esportazione. Si tratta di una condizione imprescindibile, ma anche di un elemento distintivo dell’etica e della responsabilità con cui vengono costruite le macchine in Italia, dove la qualità non è soltanto un obbligo normativo, ma un valore fondante. Le recenti norme europee “Moca” impongono il rispetto della salute e dell’ambiente. Ma abbiamo realizzato qualcosa di più importante, nell’aprile scorso, la nostra associazione in qualità di segreteria tecnica per conto dell’Europa, ha fatto approvare una normativa etica volontaria europea (la CEI EN 50730), che ha definito quello che non sembrava possibile definire e cioè i metodi per misurare i consumi e la produttività delle macchine per il caffè, sia automatiche che semiautomatiche”.

Anche il settore delle macchine professionali risente della crescente concorrenza dei produttori asiatici, segnatamente di quelli cinesi….

“Le macchine del Far East costano sensibilmente meno perché non sono soggette agli stessi vincoli europei. Le aziende italiane, in particolare quelle associate a Ucimac, perseguono invece un obiettivo più ambizioso: realizzare macchine capaci di garantire prestazioni d’eccellenza nell’estrazione del caffè, combinando qualità superiore e sostenibilità, per offrire un caffè che sia buono non solo per chi lo beve, ma anche per l’umanità e per il pianeta.In questo contesto, un riferimento fondamentale è la normativa europea CEI EN 50730, pubblicata lo scorso aprile con il contributo di esperti dei comitati europei coordinati dall’area tecnica di Ucimac. Per la prima volta, questa norma definisce in modo chiaro e misurabile i metodi per valutare consumi energetici e produttività delle macchine da caffè, sia automatiche che semiautomatiche, stabilendo standard etici e tecnici che permettono di coniugare qualità, sicurezza e sostenibilità”.

Si è chiusa da poco Host 2025. Quali sono stati gli eventi, i trend e le novità più rilevanti?

“A Host Milano 2025,  abbiamo assistito al ritorno in Italia del titolo di miglior barista del mondo, dopo tre anni consecutivi di vittorie straniere. Ancora più straordinario è che a conquistarlo sia stata, per la prima volta, una donna italiana: Giulia Ruscelli, proclamata miglior barista al mondo dell’espresso italiano dopo essersi aggiudicata la finale dell’Espresso Italiano Champion, il campionato organizzato dall’Istituto Nazionale Espresso Italiano (IEI). Questo successo evidenzia anche il ruolo fondamentale dell’IEI, che da anni promuove nel mondo la cultura del vero espresso italiano, tutelando qualità, tradizione e competenze del settore”. Il caffè, inoltre, non è una commodity perché non è un prodotto standardizzato: ogni tazzina è unica e il suo sapore dipende da numerosi fattori, dall’origine del chicco alla scelta delle miscele, dalla tostatura alle prestazioni della macchina e all’abilità del barista. In altre parole l’espresso rappresenta un’esperienza sensoriale complessa e in questo contesto entra in gioco il concetto di “flavore”, introdotto da Andrej Godina e Mauro Illiano: con questa parola si sintetizzano le principali caratteristiche sensoriali dell’espresso  -aroma, gusto e corpo- ognuna con le proprie sfumature. Il flavore è quindi ciò che rende il caffè personale, distintivo e irripetibile, confermando che ogni espresso è qualcosa di molto più sofisticato il cui elemento distintivo non può essere il prezzo”.

 

 

 

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