Da oggi, mercoledì 10 ottobre, la Cucina Italiana è diventata patrimonio culturale immateriale UNESCO, così come a New Delhi il Comitato esaminatore dell’istituzione, ha deciso, accogliendo il parere positivo espresso in novembre dal comitato tecnico. Avanzata dal “Collegio Culinario Associazione culturale per l’enogastronomia italiana”, in collaborazione con Casa Artusi, Accademia della Cucina Italiana e la rivista “La Cucina Italiana”, la candidatura della Cucina Italiana nella lista Unesco si basa su pilastri fondanti della migliore tradizione pluriregionale della nostra alimentazione.
Cosa non è….No, non è la cucina standard dei menù dei ristoranti internazionali -quella è FINTA cucina italiana- ma una sintesi creativa e pluriculturale che persegue la convivialità, il contrasto allo spreco alimentare e la riduzione del consumo di risorse. Non ha niente a che fare con una ricetta, o una singola pratica culinaria o di un tipo di alimento, cibo, coltivazione.
Unica per la sua complessità-Il riconoscimento, che ha visto la presentazione di un dossier-candidatura, a cura di Pier Luigi Petrillo, professore alla Luiss Guido Carli è infatti motivato da questa sintesi storico-culturale e gastronomica. “La cucina italiana sarebbe la prima al mondo-scriveva, tra l’altro, Petrillo nel dossier- a ottenere, nel suo complesso, il titolo di patrimonio immateriale dell’umanità”. e, alla faccia di tutti i sovranisti stupidi, E’ un fantastico mpondo ibrido, è un bel mix di apporti dalle specialità popolari del civile Mediterraneo.…
Cosa è: il vivere italiano- Cucinare significa preparare, scegliere, elaborare, scaldare, conservare, riutilizzare, non gettar via, consumare i pasti insieme, preparandoli con invenzioni antiche e molto diverse da paese a paese… E cioè è il cibo e tutto ciò che vi ruota intorno, le materie prime, le tecniche uniche di trasformazione e elaborazione ma anche tutti quegli strumenti, quei riti e quelle abitudini che non riguardano soltanto le cucine e le tavole delle famiglie ma anche quelle professionali. Vivere cioè il cuore della casa, la cucina appunto.
70 miliardi di food-export -A fine anno, l’esportazione dei prodotti agroalimentari italiani potrebbe superare i 70 miliardi. Ai quali andranno ad aggiungersi tutti gli strumenti, le preparazioni, lo stile della tavola, e addirittura l’ambiente-cucina italiano che non ha nulla a che vedere con i cabinet bruttini americani o le asettiche cucine di altri Paesi.
Export sino al 90%- Quasi tutti i segmenti di questa filiera esportano da un minimo di 50 ad un massimo del 90 per cento. E sono più quelli che vendono tra l’80 e il 90 per cento in tutto il mondo. Come risulta dai dati elaborati dal Sistema Informativo ExportPlanning, diretto da Marcello Antonioni- spesso in alcuni settori l’Italia è al primo posto del range mondiale delle fasce redditizie, quella medio-alta e quella altissima.
Torna in aprile Eurocucina-Con il Salone del Mobile, torna la biennale Eurocucina che celebra da anni ormai l’eccellenza progettuale, artigianale e industriale della manifattura italiana. E infatti sono proprio alle nostre cucine-ambiente alle quali guardano gli architetti e i costruttori degli altri paesi per creare quell’atmosfera così speciale nella quale da secoli le famiglie celebrano il rito insieme spesso a parenti e amici della “mensa”.