UNA LAVASTOVIGLIE CONNESSA? PIRATIAMOLA

30/04/17 - 2 minuti di lettura

 

 

 

 

L’avevamo scritto e riscritto in questo blog, ce lo hanno raccontato e ripetuto ex hackers: apparecchi e oggetti IoT, cioè connessi alla rete e agli smartphone, sono sempre più a rischio se non vengono protetti da password serie. E, vista la mania di presentare novità IoT a getto continuo (l’ultimo, un asciugacapelli) stanno aumentando sia i cretini che i delinquenti della Rete che si divertono a violare password, impianti, oggetti…. “Quel frigo è connesso a Internet? Ah si? E allora lo piratiamo”. Questo si raccontano giulivi smanettoni e soprattutto i delinquenti che viaggiano sul Dark Web (sempre di più, ci fanno anche le false elezioni alcuni gestori di…movimenti politici italiani) che usano i siti anonimi dei criminali che trafficano in bambini, donne, armi, droghe, falsi e beni culturali rubati.

Dalla padella alla lavastoviglie

Dopo i frighi, dopo le padelle, dopo gli impianti di sicurezza (migliaia piratati in Australia, qualche centinaio in Europa e molti molti di più  negli Stati Uniti), dopo gli archivi CIA, e dopo i pelouches (si, pure quelli) anche la lavastoviglie ha avuto il battesimo della notorietà in rete. Una serie di lavastoviglie di una storica marca tedesca, costosissima oltre che famosa, è stata presa di mira da incarogniti troll, in pieno stile grillino, che hanno cercato e infine trovato un buco nel server web della macchina. Poi fortunatamente non essendo direttamente connessa a Internet, nessuna lavastoviglie ha consentito al malware il passaggio verso la rete interna. E meno male che non è accaduto nulla, perché non si trattava di lavastoviglie qualsiasi ma di apparecchi in dotazione come lavastoviglie-disinfettatori in ospedali, fabbriche di medicinali e laboratori di ricerca. I malware avrebbero potuto violare e bloccare tutti questi sistemi sanitari, carpire dati sensibili, identità, formule, brevetti….Perché i troll lavorano spesso in team con bande di cybercriminali che scatenano virus, malware e ransomware per chiedere spaventosi riscatti. Come è ripetutamente avvenuto negli Stati Uniti, in ospedali privati e pubblici che avevano trascurato le minime protezioni per i loro sistemi informatici e le loro connessioni a Internet. Hanno pagato, hanno atteso il ritiro del ransomware, ma inutilmente. E per la cronaca: l’azienda tedesca interpellata sul bug ha sdegnosamente risposto che avrebbe poi provveduto.

Condividi su
Commenti
Nessun commento
Lascia un commento


0/1000
Newsletter

Informativa

Noi e terze parti selezionate utilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per le finalità di funzionalità e misurazione.

Puoi liberamente prestare, rifiutare o revocare il tuo consenso, in qualsiasi momento, accedendo al pannello delle preferenze. Il rifiuto del consenso può rendere non disponibili le relative funzioni.

Usa il pulsante “Accetta” per acconsentire. Usa il pulsante “Rifiuta” per continuare senza accettare.