Bocciati ancora un volta i dazi, ma Trump sta preparando il blocco totale dei rimborsi

08/05/26 - 3 minuti di lettura

Ieri, giovedì 7, il CIT, Court of International Trade, il Tribunale del Commercio Internazionale ha ancora una volta bloccato l’ennesimo, ultimo, tentativo di Donald Trump di imporre dazi doganali del 10 e del 15 per cento su vasta scala a livello globale. La motivazione ha stabilito che non erano autorizzati ai sensi della Sezione 122 del Trade Act del 1974, sulla quale le nuove imposte erano invece state decise il 20 febbraio e entrate in vigore il 24, quale risposta del presidente statunitense alla sentenza della Corte Suprema del 20 febbraio che li aveva annullati. Tutto questo riguarda molto molto da vicino il Made in Italy che ha subìto in diversi settori forti cali di vendite.

Botta e risposta-La velocissima botta e risposta fa parte della lunga battaglia cominciata già nel 2025 da Trump contro le diverse pronunce delle corti d’appello e del CIT, che, ben prima della Corte Suprema, avevano dichiarato illegittimi gran parte dei dazi partiti il 5 aprile 2025. Senza però decidere, come è accaduto solo nel 2026, i relativi rimborsi per i danni subìti da oltre 330mila società. Il CIT ha specificato che è autorizzata l’imposizione di dazi temporanei solo in circostanze limitate, legate a gravi problemi di bilancia dei pagamenti o a minacce per il dollaro statunitense.

La guerra contro i rimborsi-In realtà si tratta di una guerra dichiarata dal presidente americano contro il vero incubo per le finanze federali, e cioè il fatto che l’ammontare dei rimborsi ai quali avrebbero diritto le 330mila società –175 miliardi di dollari- è nettamente superiore ai circa 133 miliardi incassati dalle dogane. Tra i quali diverse decine di miliardi riguardano le esportazioni italiane della PMI in USA. Ma con una aggiunta, i danni che potrebbero derivare dalle numerose cause intentate dagli Stati USA contro il governo federale, a tutela dei consumatori sui quali sono stati trasferito i rincari causati dai dazi. Il Council on Foreign Relations ha constatato che gli americani hanno sostenuto e sostengono costi daziari fino al 100% per molti beni durevoli di consumo.

Ecco la prossima mossa di Trump….-Molte piccole società e molti piccoli distributori sono falliti rapidamente per non poter sostenere rincari trasferiti dalle grandi società di importazione. Una prospettiva che potrebbe diventare particolarmente pesante se Trump, anziché decidere nuove tariffe doganali, decidesse -come sembra voler fare- di inoltrare appello contro la sentenza della Corte Suprema. Una mossa che bloccherebbe per mesi il meccanismo dei rimborsi senza che il CIT possa intervenire. Con gravi danni per le aziende italiane che esportano negli Stati Uniti, auto, camion, mobili, abiti, meccanica, farmaceutica…

 

 

E, se vi interessa, avevo raccolto le date della lunga guerra dei dazi

2025

5 aprile -Parte la prima delle quattro ondate di dazi.

28 maggio-La CIT dichiara in appello l’illegittimità di alcuni importanti dazi.

30 agosto-Anche la Corte d’Appello Federale li dichiara illegali senza però stabilire l’obbligo di rimborsare le società coinvolte. Trump attacca i giudici definendoli “golpisti”-

2026

20 febbraioLa Corte Suprema dichiara illegittime le tariffe doganali basate sul IEEPA. Trump attacca i giudici dicendo che sono sciocchi e asserviti a interessi stranieri. “Mi vergogno di loro”. La Corte denuncia le minacce e le intimidazioni del tycoon.

20 febbraio-Trump decide nuovi dazi generalizzati del 10 percento e ne approva anche del 15 per cento.

2 marzo-La Corte d’Appello federale dichiara  la competenza del CIT, Court of International Trade, a procedere ai rimborsi.

4 marzo- I CIT ordina alle dogane di avviare i rimborsi. Trump avvisa: state danneggiando il Paese. Il Council on Foreign Relations ha constatato che gli americani stavano sostenendo costi daziari fino al 100% per molti beni durevoli di consumo.

6 marzo-“Chi chiede rimborsi è un nemico del Paese” dichiara Trump alla CNBC.

 

20 aprile-Parte il CAPE, il portale governativo per l’invio delle richieste, in teoria in grado di processare le richieste elettronicamente entro 60-90 giorni dall’accettazione ma subito dopo un intervento di Trump, rallenta, si inceppa.

21 aprile-Sono quasi 56.500 le aziende che si sono iscritte.

7 maggio-Il CIT annulla i nuovi dazi emessi dal governo federale il 20  marzo

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