Le catene delle forniture europee tra guerre e eventi climatici e opportunità

01/02/24 - 3 minuti di lettura

Cambia tutto nel panorama europeo –e mondiale delle catene di approvvigionamento per gli elettrodomestici. tre notizie danno la dimensione reale  -quella dei posti di lavoro- dei drammatici problemi che l’economia mondiale sconvolta da eventi bellici e climatici sta vivendo. La prima, del 31 gennaio, riguarda l’annullamento da parte della Cancelleria del Tribunale europeo della decisione della Commissione europea riguardante una lunga e complicata vicenda che ha causato purtroppo la scomparsa della produzione europea di compressori. La seconda è la perdita d parte delle PMI italiane degli ordinativi tedeschi, rientrati in Germania per la crisi. La terza è che dall’Asia, causa la chiusura totale  o parziale degli stretti delle rotte marittime della logistica dei semilavorati, i componenti per le fabbriche europea non arrivano più. La clamorosa decisione adottata oggi dal Tribunale Europeo ha annullato la decisione della Commissione Europea del 2018 di autorizzare la multinazionale giapponese Nidec ad acquisire le linee produttive del compressore per refrigerazione domestica dello stabilimento di Fuerstenfeld in Austria. In un primo tempo, Nidec era stata autorizzata dalla Commissione ad acquisire la divisione compressori di Whirlpool, l’Embraco, ma non lo stabilimento austriaco di Fuerstenfeld. Poi, con una revisione inattesa – assunta proprio mentre la medesima Commissione negava allo stabilimento ACC di Borgo Valbelluna (BL), finito in amministrazione straordinaria, l’accesso ai fondi europei previsti dalla Legge Prodi-bis per la continuazione della produzione di compressori chiesto dal Governo italiano per l’ultima fabbrica nazionale restata aperta dopo che Whirlpool aveva chiuso l’Embraco di Chieri-TO -, l’autorizzazione era inaspettatamente sopraggiunta. Il risultato era stato l’affossamento delle ultime speranze italiane di riattivare un polo di produzione del compressore: e forti erano state le proteste istituzionali e sindacali contro la scelta europea, vistosamente ostile al nostro Paese e favorevole all’Austria e al colosso giapponese. Dopo una causa molto lunga e complessa, la sentenza sancisce, con una decisione con pochissimi precedenti, la sconfitta della Commissione; ciò non restituisce vita allo stabilimento ACC, ceduto l’anno scorso al Gruppo LU-VE per essere riconvertito dalla produzione di compressori a quella di scambiatori di calore, ma ribadisce le ragioni industriali e sociali della posizione italiana. Nella decisione di non autorizzare i finanziamenti, la Commissione aveva sostenuto che l’importazione di compressori dal Far East provocava limitati danni sociali (la chiusura della fabbrica), ma ben maggiori benefici economici per i consumatori in ragione del minor prezzo dei prodotti asiatici di quelli nostrani.

Ora Nidec dovrà desistere dalla produzione di compressori in Austria, restituendo lo stabilimento a SECOP che potrà tentare di venderlo a un OEM europeo del freddo interessato a una sicura piattaforma locale (Bosch? Liebherr?) o potrà dismetterlo definitivamente. Ancora aperto il tema dei risarcimenti dei danni ad ACC.

La seconda notizia-come anticipato in apertura- è che con la crisi economica, le aziende tedesche di molti settori nel 2023  hanno riportato in patria le lavorazioni tradizionalmente fornite alle PMI italiane. Un disastro del quale ben pochi, politici e media, si sono accorti. Con l’eccezione ovviamente dei sindacati che hanno continuato a inondare –inutilmente-di allarmi le redazioni, le segreterie dei partiti e dei ministeri. A spiegare bene il meccanismo quasi automatico che ha generato questo nuovo crollo del fatturato industriale italiano è Andrea Carinato Cavalieri Ducati, area manager Appliances Tecniche Nuove, uno dei massimi esperti del settore degli elettrodomestici. “Si è fermata la locomotiva dell’Europa e da un anno gli ordini sono crollati perché le aziende tedesche hanno deciso, a fronte della recessione interna, di far rientrare in Germania gran parte delle lavorazioni. Le guerre che stanno sconvolgendo l’Europa, il MPO e l’Africa e anche i problemi climatici ed economici hanno accresciuto  le tensioni, gli scontri a fuoco dei principali stretti mondiali. Da Suez a Panama, da Babel Mandeb allo stretto di Malacca sono almeno sette gli stretti bloccati e sconvolte le rotte marittime della logistica mondiale dei semilavorati, delle materie, prime e dei prodotti finiti in pieno marasma.Infine, non dimentichiamo che, comunque, vi sono in Europa e in Italia le condizioni per rientri di produzioni e di acquisti di semilavorati, componenti e prodotti finiti da paesi con bassi costi del lavoro ma con altissimi oneri di trasporto, sicurezza e politici.

 

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